Incubi

E’ primavera
la stagione della rinascita
la stagione che profuma di speranza
di progetti per l’estate e passeggiate
nei prati, lungo i fiumi e nei boschi
e di acquazzoni
e mentre stai per abbandonarti alla musica del vento
ti svegli …
gli incubi peggiori non sono quelli da cui ti svegli
ma quelli che arrivano
proprio quando ti svegli

Nel bosco

gli occhi chiusi
seduta su un sasso morbido di muschio
un silenzio che profuma di torba
inspiro
mi riempio di vita
espiro
butto fuori le tensioni
sento il mio corpo abbandonarsi
fondersi col cosmo
non c’è tempo
non c’è prima nè dopo
soltanto adesso
soltanto qui
nel bosco …

Oggi

sospeso tra un giorno trascorso tra ansia e preoccupazione
e un giorno, domani, così incerto che ti fa paura
un sospiro che non finisce più
come un’attesa senza scadenza
desiderando solo la normalità
quella normalità che solo un mese fa ti annoiava
ed ora sembra solo un ricordo
e ti sembra che non tornerà più
e forse sarà proprio così
niente sarà come prima
allora, forse,
è meglio oggi.

la gabbia

le sbarre più resistenti sono quelle della gabbia che ci costruiamo nel tempo
sbarre fatte di parole non dette
di sogni mai inseguiti
di parole che ci aspettavamo da qualcuno ma che non abbiamo mai sentito
di silenzi assordanti
di rimpianti
sbarre che diventano sempre più insuperabili
ogni volta che pensiamo “tanto non mi capisce”
una gabbia che sembra proteggerci ma ci spegne.

Non ti ho neanche salutato

eri una boccata di ossigeno

mezz’ora senza pensieri nel verde della collina, i calanchi come confini

tu e la tua Sally, io e la mia Astra

loro correvano felici mentre noi raccogliavamo funghi,

ammiravamo le orchidee selvatiche e i ciclamini

ossigeno puro per l’anima

in quell’angolo non arrivavano i rumori delle auto, sembrava di essere lontani

e sempre mi offrivi qualcosa raccolto dal tuo orto

e non ho capito, non ho capito che stavi male

quando le passeggiate sono diventate più corte

non ho capito perchè non hai voluto che io capissi

il tuo sorriso era sempre quello anche se i tuoi passi più stanchi

poi hai smesso di venire

ma il tuo orto e i tuoi alberi da frutto raccontavano la tua dedizione

non sei più tornato e l’inverno ha spazzato via tutto

quel luogo non è più quello che era

anche se ancora mi ricorda il tuo sorriso