Il cane fantasma dell’Amazzonia ora è un po’ meno misterioso, ma rischia di sparire del tutto

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È uno dei mammiferi più sfuggenti ed enigmatici della foresta pluviale amazzonica. Tanto da essersi guadagnato il soprannome di “fantasma”. Lui è il cane dalle orecchie corte, unico membro del genere canino Atelocynus e unica specie del genere nella foresta pluviale amazzonica.

Un gruppo di 50 scienziati ha studiato questa specie cercando di raccogliere il maggior numero di informazioni e immagini con foto trappole. Lo studio è stato recentemente pubblicato sulla rivista specializzata Royal Society Open Science: mappando la gamma della specie e determinando il suo habitat preferito, gli scienziati sperano di aiutare a proteggerlo.

Il cane dalla orecchie corte è una animale solitario e molto schivo: gli stessi ricercatori non l’hanno mai incontrato, e addirittura poche persone che vivono in quelle zone raramente lo hanno visto.

Il cane fantasma dell’Amazzonia ora è un po’ meno misterioso, ma rischia di sparire del tutto

L’autore principale dello studio, Daniel Rocha, ricercatore presso l’Università della California, ha spiegato al New York Times di aver iniziato a interessarsi alla specie nel 2015 quando si è trovato a lavorare nella parte meridionale dell’Amazzonia. Grazie alle nuove tecnologie, molti studiosi sono riusciti a rintracciare alcuni esemplari. Tra i collaboratori dello studio, il professore di ecologia all’Università dell’East Anglia Carlos Peres, ha raccontato che una telecamera è riuscita a filmare un esemplare per circa 20 secondi mentre inseguiva un topo spinoso che si era nascosto all’interno di un tronco vuoto.

Molte specie di canidi, dai lupi ai cani selvaggi africani, cacciano in branchi e preferiscono habitat più aperti, come la tundra o le praterie. I cani dalle orecchie corte, che vivono solo in Amazzonia, sono per lo più solitari e «quasi certamente i più adattati fra i canadi alla foresta pluviale», ha detto il dottor Peres. Sono più a loro agio trotterellando tra gli alberi, lontano da qualsiasi luogo dove le persone possano camminare. Di conseguenza, la specie è «uno dei cani meno studiati in tutto il mondo», ha dichiarato Rocha. Non sappiamo molto del loro stile di vita o strategie riproduttive o di quante ne esistano. Non sappiamo nemmeno cosa mangiano, anche se le immagini fotografiche suggeriscono che a loro piacciono i pesci, i piccoli mammiferi e la frutta.

Il cane fantasma dell’Amazzonia ora è un po’ meno misterioso, ma rischia di sparire del tutto

Combinando i dati sulla posizione delle trappole con i pochi avvistamenti di persona, nonché le informazioni degli esemplari trovati nelle raccolte di storia naturale, Rocha e i coautori dello studio hanno trovato una distribuzione geografica più ampia rispetto agli studi precedenti: il cane è stato visto in cinque paesi e sembra abitare in un’area delimitata a ovest dalle Ande, a nord dal Rio delle Amazzoni e dal a sud e ad est dal margine della foresta pluviale. Inoltre «abbiamo anche scoperto che buona parte della sua distribuzione è minacciata dalla deforestazione», ha dichiarato Rocha. I suoi colleghi prevedono che se il disboscamento, lo sviluppo e altre pressioni non saranno gestito, il cane potrebbe perdere il 30 per cento del suo habitat entro il 2027.

Rocha ha affermato che studi come questo, in cui decine di ricercatori collaborano insieme, stanno diventando più popolari mentre gli esperti cercano di conoscere le molte creature che vivono in Amazzonia. Se sappiamo così poco su uno dei tipi di animali più amati, «immaginiamo quanto non sappiamo di specie meno carismatiche» ha detto Rocha, alcune delle quali potrebbero essere ugualmente minacciate: «Se non sappiamo cosa stiamo perdendo, è davvero difficile preoccuparsene».

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Fonte : https://www.lastampa.it/la-zampa/cani/2020/05/18/news/il-cane-fantasma-dell-amazzonia-ora-e-un-po-meno-misterioso-ma-rischia-di-sparire-del-tutto-1.38859294

Coronavirus, l’amicizia (da fiaba) tra Nocciolino e Nina: la vera storia del gatto e della volpe

Nelle campagne di Roccatederighi (Grosseto), queste due creature hanno stretto un rapporto particolare. A «vegliare» su di loro è Mauro Salvestroni, titolare di una catena di cinque negozi di cibi e accessori per animali

di Marco Gasperetti

Coronavirus, l'amicizia (da fiaba) tra Nocciolino e Nina: la vera storia del gatto e della volpe

La favola vera della volpe e il gatto si ripete ogni giorno appena il sole si nasconde dietro le colline della Maremma. Così, quando il cielo si tinge di rosa, Nina arriva puntuale a salutare Nocciolino il suo amico speciale. S’incontrano in giardino, si sfiorano, condividono la cena e poi stanno insieme aspettando la notte. Allora il bosco chiama e la volpe saluta il suo amico gatto e si perde nella macchia. È la storia di un’amicizia ai tempi del Coronavirus. Dove non esistono isolamento e mascherine e due creature, così differenti, hanno trovato un’intesa impossibile. Accade nelle campagne di Roccatederighi, uno di quei borghi deliziosi in provincia di Grosseto abbarbicati sulle colline maremmane e delle Colline Metallifere.

La volpe Nina ha anche un altro amico, un umano per l’esattezza. Si chiama Mauro Salvestroni, ha un amore incondizionato per gli animali, ed è titolare a Grosseto di Alfatec, una catena di cinque negozi di cibi e accessori per cani, gatti, uccellini e ogni tipo di creature. «Nina è arrivata una ventina di giorni fa e si è subito fidata – racconta Mauro Salvestroni-. Ogni sera si mette seduta e mi guarda. Io la chiamo con il suo nome e lei si avvicina, aspettando il cibo. È incinta e credo che partorirà a giugno. In paese mi dicono che è proprio una volpe furba, perché ha scelto un commerciante di mangiare per animali e che sicuramente mi porterà a conoscere e a sfamare anche i suoi cuccioli». In tanti sono contenti di questa amicizia. Non solo perché intenerisce il cuore, ma perché è una sicurezza per i pollai della zona. «Se la volpe ha mangiato non va a divorare i polli degli altri – spiega sorridendo Salvestroni – e dunque gli allevatori sono più tranquilli». Da qualche giorno Nina e Nocciolino hanno deciso di fare qualche viaggetto. E insieme vanno a trovare la signora Daniela, la vicina di casa di Mauro. Anche lei vuole bene ai due animali, li accoglie con qualche prelibatezza e resta stupefatta della forza misteriosa dell’amicizia.

Fonte : https://www.corriere.it/animali/20_aprile_26/coronavirus-amicizia-nocciolino-nina-vera-storia-gatto-volpe-568a6240-879a-11ea-8a3a-5c7a635a608c.shtml

Coronavirus, l’Onu: bisogna vietare i mercati di fauna selvatica in tutto il mondo e rispettare la natura

FULVIO CERUTTI Pubblicato il 06 Aprile 2020 Ultima modifica 06 Aprile 2020 ora: 20:04

L’Onu chiede un divieto in tutto il mondo dei “wet mercati” in cui si vendono animali selvatici, proprio come quello di Wuhan, in Cina, che si ritiene essere stato il punto di partenza della diffusione del coronavirus che sta dilangando in tutto il mondo.

L’invito arriva attraverso le parole di Elizabeth Maruma Mrema, responsabile ad interim della convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità, ed è diretto a quei mercati dove si vendono animali, vivi o morti, destinati al consumo umano. Vengono chiamati “wet market”, ossia “mercati umidi”, un nome che deriva in parte dal sangue, dalle viscere, dalle squame e dall’acqua che bagnano i pavimenti delle bancarelle. Un vero inferno per gli animali che vivono le loro ultime ore di vita nel terrore, assistendo alle brutali uccisioni dei loro simili fatte al momento per soddisfare i clienti che desiderano carne appena macellata.

Nelle scorse settimane la Cina ha emanato un divieto temporaneo ai mercati di fauna selvatica, ma non lo ha ancora reso permanente.

«Il messaggio che stiamo ricevendo è se non ci prendiamo cura della natura, lei si prenderà cura di noi» ha detto Mrema al Guardian facendo riferimento ai casi dell’Ebola nell’Africa centro-occidentale e il virus Nipah nell’Asia orientale, chiari segnali del collegamento tra la distruzione della natura e nuove malattie umane.

«Sarebbe bene vietare i mercati degli animali vivi come ha fatto la Cina e altri Paesi. Ma dovremmo anche ricordare che ci sono comunità, nelle zone rurali a basso reddito, in particolare in Africa, che dipendono dagli animali selvatici per sostenere il sostentamento di milioni di persone. Quindi, a meno che non troviamo alternative per queste comunità, questo potrebbe far emergere il pericolo di aprire il commercio illegale di animali selvatici che attualmente sta già portando sull’orlo dell’estinzione alcune specie».

Mrema si è detta ottimista sul fatto che il mondo prenderà più seriamente le conseguenze della distruzione della natura sulla scia delle conseguenze dell’epidemia di Covid-19 e che questo inciderà sulle decisioni dei Paesi prenderanno quando torneranno a negoziare il quadro post-2020 per la biodiversità, definito l’accordo di Parigi per la natura: «Preservare ecosistemi e biodiversità intatti ci aiuterà a ridurre la prevalenza di alcune di queste malattie – spiega la funzionaria al Guardian –. Quindi il modo in cui coltiviamo, il modo in cui utilizziamo i suoli, il modo in cui proteggiamo gli ecosistemi costieri e il modo in cui trattiamo le nostre foreste rovineranno il futuro o ci aiuteranno a vivere più a lungo».

Fonte : https://www.lastampa.it/la-zampa/altri-animali/2020/04/06/news/coronavirus-l-onu-bisogna-vietare-i-mercati-di-fauna-selvatica-in-tutto-il-mondo-e-rispettare-la-natura-1.38687120

Shenzhen è la prima città cinese a vietare il consumo di carne di cani e gatti: “Un gesto di civiltà umana”

Pubblicato il 03 Aprile 2020 Ultima modifica 03 Aprile 2020 ora: 13:04

La città cinese di Shenzhen, alle porte di Hong Kong, ha vietato il consumo della carne di cani e gatti, dopo che a febbraio scorso, nel pieno dell’epidemia di coronavirus in Cina, venne vietato il commercio e il consumo di animali selvatici. Lo riferiscono le stesse autorità locali, precisando che il divieto entrerà in vigore dal prossimo 1 maggio.

«Cani, gatti e animali domestici hanno stabilito una relazione molto più stretta con gli umani di qualsiasi altro animale e vietare il consumo di cani, gatti e altri animali domestici è una prassi comune nelle nazioni sviluppate, a Hong Kong e a Taiwan. Questo divieto risponde all’appello e allo spirito della civiltà umana», recita l’ordinanza emanata e ripresa dal quotidiano locale Shenzhen Daily, citando il direttore della Commissione Affari Legislativi della locale Assemblea del Popolo, Liu Shugang.

«Non ci sono prove che gli animali selvatici siano più nutrienti del pollame e degli animali d’allevamento» che si possono continuare a consumare e che soddisfano i fabbisogni alimentari dei residenti, ha poi dichiarato un funzionario per la Sicurezza Alimentare del Centro per la Previsione e il Controllo delle Malattie della città, Liu Jianping, sempre ripreso dal quotidiano locale. 

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Fonte : https://www.lastampa.it/la-zampa/cani/2020/04/03/news/cina-la-citta-di-shenzhen-vieta-il-consumo-di-carne-di-cani-e-gatti-un-gesto-di-civilta-umana-1.38673893

Coronavirus: l’Enpa smaschera tutte le fake news sugli animali

Le fake news sono diventate un nemico quotidiano da combattere e quando hanno come oggetto gli animali possono rivelarsi letali

30 marzo 2020

L’appello di Borrelli: “Non abbandonate gli animali da compagnia, non trasmettono il coronavirus” –

Gli animali domestici sono contagiosi? E’ in atto un boom di abbandoni? Si devono pulire le zampe degli animali dopo la passeggiata? E ancora bisogna fare più spesso il bagno agli animali di casa? In questi giorni sono circolate parecchie fake news, non ultima la necessità di lavare le zampette ai cani con l’uso della candeggina. Si tratta di notizie che possono essere estremamente dannose per gli animali e proprio per questo l’Ente Nazionale Protezione Animali ha deciso di indicare quali siano i comportamenti dannosi da diffidare, smentendo le bufale più diffuse.

Gli animali domestici sono contagiosi? Falso! L’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Ministero della Salute lo hanno ribadito in diverse comunicazioni ufficiali che gli animali domestici non trasmettono Covid-19 e non sono recettivi.

C’è un boom di abbandoni? Falso. Per fortuna non c’è un boom di abbandoni. Il problema sono le adozioni, un po’ a rilento, a causa delle difficoltà di movimento delle persone.

Dobbiamo fare il bagno spesso agli animali di casa? Falso. Il lavaggio porta via il sebo del cane, uno strato di difesa molto importante che previene eritemi, arrossamenti. Il bagno andrebbe fatto circa quattro volte l’anno, non tutti i mesi. Fondamentale anche l’uso di saponi specifici per animali.

Dobbiamo pulire le zampe dopo la passeggiata? Vero. Anche se sul tema ci sono pareri discordanti può essere una buona abitudine pulire le zampette al rientro dalla passeggiata. Come? L’ideale sarebbe preparare una bacinella di acqua tiepida (non troppo calda o si fanno danni) con dentro un po’ di sapone per cani o bicarbonato. Assolutamente NON usare candeggina e neanche i saponi per umani. Immergere le zampette e poi assicurarsi di asciugarle bene con un asciugamano sempre fresco e pulito, da cambiare ogni volta. Per i più pigri si possono anche utilizzare al rientro le salviette igienizzanti per animali, anche se, con l’immersione è sicuramente più semplice e veloce pulire accuratamente.

Far uscire il cane ogni volta che vogliamo passeggiare fa bene? Falso. Ovviamente ogni cane ha capacità e caratteristiche diverse quindi in questo caso il consiglio è di non cambiare le abitudini del cane prima della quarantena, poi se esce una volta in più non succede nulla, ma è importante non stravolgere le sue abitudini.

Portare a passeggio il cane dal balcone è una buona idea?Falso. Sono girati diversi video di persone che, per non uscire di casa, stanno calando il cane dal balcone. E’ un comportamento assolutamente inaccettabile! E chi decide di fare una cosa così insensata può andare incontro ad una denuncia!

Carla Rocchi, presidente nazionale Enpa: “Le fake news ormai sono diventate un nemico quotidiano da combattere e, quando hanno come oggetto gli animali, possono anche rivelarsi letali. Per questo come Enpa non ci stanchiamo mai di ripetere quali sono i comportamenti dannosi da evitare. I nostri animali sono una incredibile risorsa, ora più che mai, dobbiamo prendercene cura con amore e consapevolezza”.

fonte : http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/coronavirus-enpa-cani-gatti-bufale-animali-fawe-news-6619522d-1b63-475d-906e-52af67ae8f6b.html?refresh_ce

Con il coronavirus ci riscopriamo più simili agli animali. È la nostra natura ma anche la nostra cultura

di Fabrizio Rondolino

Con il coronavirus ci riscopriamo più simili agli animali. È la nostra natura ma anche la nostra cultura

In questo tempo sospeso, di fronte ad un pericolo sconosciuto e dai contorni ancora imprecisati, la nostra vita si è per dir così semplificata: non soltanto perché siamo costretti a fare molte meno cose di prima, ma anche, e soprattutto, perché i nostri comportamenti e le nostre reazioni sembrano rispondere più all’istinto – che è sempre semplice, immediato, diretto – che alla ragione. Ciò non significa che siamo irragionevoli – anzi, nella stragrande maggioranza dei casi ci stiamo dimostrando più responsabili di quanto noi stessi pensassimo – ma, semmai, che la nostra ragione è più efficace perché risponde prima di tutto ad un istinto primordiale: la sopravvivenza dell’individuo e della specie. In altre parole, siamo diventati un po’ più simili agli animali.

Qualcuno è inorridito vedendo sulla rete e in televisione gli assalti ai supermercati, e qualcuno si è sentito superiore e ha guardato con fastidio agli eccessi della gente comune: la verità, però, è che ci siamo comportati come qualsiasi altro animale, assicurandoci la risorsa essenziale, l’unica a cui per nessun motivo possiamo rinunciare – il cibo. Se avessimo soltanto usato la ragione, avremmo facilmente concluso che non c’è in Italia nessun problema di approvvigionamento alimentare, e che non ci sarà neppure se – Dio non voglia – la situazione dovesse peggiorare di molto. L’istinto ha però suggerito un’altra soluzione, e la nostra mente semplificata dalla pandemia gli ha dato retta. In etologia si chiama «opportunismo»: ogni volta che un predatore incontra una preda, a meno che non abbia appena finito di mangiare, coglie l’opportunità dell’incontro per uccidere. E il motivo è semplice: nessuno può sapere quando si ripresenterà l’occasione.

È questo per esempio il motivo per cui un gatto con la ciotola sempre piena di crocchette continua a cacciare lucertole che poi regolarmente abbandona per casa. Nelle condizioni profondamente mutate in cui ci troviamo, l’assalto al supermercato è l’equivalente della caccia alla lucertola di Sergio e Laura. Non voglio giustificare questo comportamento: ma neppure mi sento di condannarlo, perché ci appartiene profondamente.

In questi primi giorni di clausura forzata, un po’ ovunque in Italia la gente ha improvvisato dai balconi di casa concerti e performance collettive, spesso anche intonando l’inno nazionale, che di solito riserviamo soltanto alle vittorie della Nazionale ai Mondiali. E anche in questo non è difficile scorgere il lavoro dell’istinto. Siamo animali profondamente, indelebilmente sociali. Nel nostro patrimonio genetico è inscritta una modalità molto precisa: possiamo vivere soltanto insieme agli altri, e all’interno di una struttura gerarchica ben definita.

Non solo: i membri del branco hanno continuamente bisogno di confermarsi reciprocamente l’appartenenza alla stessa comunità. Per questo motivo i cani (come i lupi) si leccano il muso l’un l’altro, i gatti si annusano, gli scimpanzé si spulciano: ognuno di questi atti, ripetuti anche più volte nel corso della giornata, ribadisce l’esistenza di un legame collettivo e in questo modo anche lo rafforza. Affacciarsi alla finestra per cantare con il dirimpettaio l’inno nazionale è esattamente la stessa cosa. Non credo che la «natura» sia preferibile o superiore alla «cultura», anche perché è impossibile separare i due ambiti: la nostra cultura è precisamente la nostra natura, e viceversa, così come si sono organicamente evolute negli ultimi trentamila anni. Però mi sembra importante, e anche in una certa misura consolatorio, ricordarsi che alla radice dei nostri comportamenti, soprattutto in una condizione di difficoltà, ci sono motivazioni e reazioni condivise da tutti gli altri animali: e questo ci aiuta ad avere più rispetto per le altre creature, e una più matura consapevolezza di sé.

Fonte : https://www.corriere.it/animali/bonnie-e-co/notizie/con-coronavirus-ci-riscopriamo-piu-simili-animali-nostra-natura-ma-anche-nostra-cultura-a5ca7b62-65fb-11ea-a287-bbde7409af03.shtml

Veterinario rapisce due cuccioli di cane per salvarli dai maltrattamenti e regalare loro una vita felice

FULVIO CERUTTI Pubblicato il 07 Marzo 2020 Ultima modifica 07 Marzo 2020 18:03

Un rapimento a fin di bene, per sottrarre due anime indifese dai maltrattamenti. A realizzarlo il veterinario spagnolo Victor Larkhill in una località in provincia di Alicante. L’uomo, noto per numerosi salvataggi di animali in difficoltà, era stato contattato da alcuni residenti che gli hanno raccontato i maltrattamenti a cui erano sottoposti due cuccioli. Il tutto testimoniato da un video dove si sente una persona, il proprietario dei due animali, che urla contro i due cani, minacciando di ucciderli. Alle urla seguono poi guaiti strazianti e lamenti che testimoniano con quanta crudeltà l’uomo abbia sfogato la sua rabbia sui due esseri indifesi.  Veterinario rapisce due cani per salvarli dai maltrattamenti

Così Larkhill, aiutato da un suo collaboratore, ha deciso di intervenire: approfittando dell’assenza dell’uomo, i due sono entrati nell’abitazione e hanno portato via i due cani. Una corsa commovente, con i due quattrozampe in braccio, “rincorsi” dalla paura che qualcuno potesse fermare la loro fuga verso la libertà. Ma tutto è andato bene e i due salvati sono stati portati in uno luogo sicuro dove sono stati curati e preparati a essere adottati. Il proprietario non ha fatto neanche denuncia, probabilmente di dover pagare per i maltrattamenti. 

Per i due cani è stato un percorso complicato perché le violenze si portano dietro paure difficili da cancellare. Ma questa è una storia a lieto fine: i due animali, ormai non più cuccioli, ora vivono felici circondati da una famiglia di umani che li amano e dove hanno trovato altri amici con la coda con cui hanno fatto amicizia.

Fonte : https://www.lastampa.it/la-zampa/cani/2020/03/07/news/veterinario-rapisce-due-cuccioli-di-cane-per-salvarli-dai-maltrattamenti-e-regalare-loro-una-vita-felice-1.38559892

Che fine hanno fatto i cani di Striscia la Notizia? Dal canile a così

Di Teresa Franco

Striscia la Notizia 2020 ha un nuovo cane di nome Chia ma che fine hanno fatto i cani precedenti? Ecco le notizie su di loro, dal canile a una nuova vita.

striscia la notizia cani
Fake, uno dei cani di Striscia la Notizia (Foto Instagram)

Dal 1993 sul bancone di Striscia la notizia sono arrivati diversi cani. La redazione ha raccontato che una persona contattata diversi canili in Italia per trovare un cucciolo e poi per tutta la stagione un addestratore se ne prende cura.

Noi ci siamo chiesti qual è stato il destino di questi cagnolini dopo la trasmissione e insieme a noi anche molti spettatori. Il programma ha deciso di raccontare come è cambiata la vita di queste mascotte.

Che fine hanno fatto i cani di Striscia dal 2019 al 2011, dal canile alla nuova vita di ogni cane

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Castagna – Striscia la Notizia 2011

Castagna era stata scelta da un canile di Manduria, in Puglia, nel 2011, sotto la conduzione di Salvo Ficarra e Valentino Picone. La cucciola è stata adottata proprio da uno dei due conduttori, Ficarra. La cagnetta vive ora a Palermo e va d’accordo non solo con gli altri cani ma anche con gli altri gatti. Castagna non ama la solitudine e vorrebbe giocare tutto il giorno. Inoltre ha una particolare attitudine verso le ambulanze: ulula appena ne sente una, svegliando i malcapitati vicini.

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Nebbia – Striscia la Notizia 2012

Il ritrovamento di Nebbia dà i brividi: era in una cesta con altri due cuccioli ricoperti di benzina, a Caserta. A Striscia è arrivato nel 2012, sotto la conduzione di Ficarra e Picone. La sua nuova padrona ha raccontato che ama le coccole, che è un cane buono e che è iperprotettivo da quando lei ha avuto due bambini. Nebbia ama correre: per fortuna, dato che ama molto anche mangiare.

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Imu – Striscia la Notizia 2015

Imu ha partecipato a Striscia nel 2015. Era stato trovato vicino a un fiume a Paduli, in provincia di Benevento. Ora ha una nuova famiglia che lo definisce buono e ubbidiente. Imu fa anche la guardia anche se in realtà non è molto coraggioso. Vive al mare e fa molte vacanze, in campagna e nelle splendide montagne del Trentino. Si diverte anche a passeggiare e correre. Una vita invidiabile!

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Susi – Striscia la Notizia 2015

Susi, diminutivo di Susanna, ha partecipato sempre nel 2015. Era stata abbandonata da un uomo in un canile di Brindisi. La sua nuova famiglia di Pagazzano, in provincia di Bergamo, l’ha subito adottata dopo il programma. Susi è un cane socievole con gli altri cani, ama giocare e ama i bambini, soprattutto Filippo, che vive in casa con lei. Vive all’aria aperta, in giardino, e il suo padrone la porta a fare lunghe passeggiate. La sera Susi dorme in casa perché…ha paura del buio!

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Leopolda – Striscia la Notizia 2016

Leopolda dallo studio di Striscia, dove è arrivata nel 2016, non ha dovuto fare molta strada per trovare una nuova famiglia. Vive infatti a Cologno Monzese. Per la sua nuova famiglia è stata un balsamo: Leopolda è stata adottata dopo un lutto. I suoi padroni la descrivono come ubbidiente, educata e amorevole con tutti ma con ciascuno in modo diverso. Ha un solo difetto: tira molto la sua padrona durante le passeggiate!

cane Striscia la notizia 2017
Donald – Striscia la Notizia 2017

Donald ha partecipato a Striscia nel 2017, con Ficarra e Picone. La sua nuova famiglia è di Palazzolo Milanese. Ama molto i bambini, soprattutto i più piccoli, con i quali è molto delicato, e il suo padroncino. Donald è un cane dolce, anche se all’inizio era un po’ spaventato e, nonostante capisca le intenzioni degli adulti, è ancora un po’ diffidente. Ama mangiare molto e dormire fino a tardi. All’inizio ha fatto un po’ di danni in casa ma ora è tranquillo, anche in presenza del gatto.

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Fake – Striscia la Notizia 2019

Il vispo e travolgente Fake è arrivato lo scorso anno a Striscia, nel 2019, da Taranto. Con lo stesso nome che aveva nel canile, Ragù, ora vive a Prato in una casa con il giardino. Dà la sveglia a suon di baci alla sua padrona per farla alzare ed andare a correre. Dopo la doccia non ama molto il phon. Nonostante il nome, Ragù ama molto le verdure, soprattutto l’insalata iceberg, e la frutta. Il cagnolino è un grande fan dei cartoni animati e rimprovera abbaiando la padrona quando non accende il canale giusto, ma rimane comunque un fan di Striscia la Notizia.

Per conoscere la nuova arrivata di quest’anno e per altre informazioni vi lasciamo il nostro articolo Cane Striscia la Notizia 2020: razza, nome e notizie sui cani precedenti.

Fonte : https://www.amoreaquattrozampe.it/news/fine-fatto-cani-striscia-la-notizia/54924/

Cuccioli di orso in cerchio mano per mano: l’attimo ripreso da un fotografo

Di Benedicta Felice

Il girotondo degli orsi, la fantastica scena catturata da un fotografo in Finlandia. Stupore e bellezza si fondono in una cornice da fiaba

La scena fiabesca (Foto Instagram)
La scena fiabesca (Foto Instagram Valtteri Mulkahainen)

Catturare alcuni attimi non è semplice, specialmente quando si tratta di animali. Il fotografo Valtteri Mulkahainen è riuscito nell’impresa, immortalando le immagini di un gruppo di cuccioli di orso disposti a cerchio mentre fanno il girotondo. Il professionista ha afferrato il momento durante un viaggio in Finlandia orientale per lavoro. Giunto sul posto, si è imbattuto in una scena da sogno: una mamma e i suoi tre cuccioli si stavano rilassando intorno all’albero. Nulla di strano, potrebbe sembrare, se non fosse per l’inaspettato gesto compiuto dai piccoli animali. All’improvviso, si sono disposti a cerchio ed hanno cominciato a fare il girotondo, danzando.

Fonte : https://www.amoreaquattrozampe.it/news/il-girotondo-degli-orsi/57567/

Allergia ai gatti, la nuova cura per umani nella ciotola di micio

Di Chiara Burriello

Una ricerca americana sta testando del cibo per gatti innocuo per i felini, che potrebbe rappresentare una nuova frontiera nella cura all’allergia ai gatti di cui soffrono gli umani.

allergia ai gatti cura
Allergia ai gatti, probabile cura nel cibo (Foto Pixabay)

Ci sono tantissimi amanti dei gatti sparsi in tutto il mondo che non hanno la possibilità di coccolare il loro amico felino quanto vorrebbero, a causa di una fastidiosa allergia ai gatti per la quale non c’è ancora una cura definitiva. Non bisogna però perdere le speranze, visto che gli scienziati sono continuamente impegnati nel loro lavoro di ricerca per provare a risolvere un problema molto diffuso nella popolazione mondiale.

Ad oggi, chi soffre di allergia al pelo di gatto è costretto a rinunciare ad adottare un felino domestico o, in alternativa, a sottoporsi a continue cure a base di antistaminici: ma siamo davvero sicuri che non esistano altri modi per risolvere il problema e aiutare gattari e gattare allergici di tutto il mondo a vivere in tutta serenità il loro amore per gli amici a quattro zampe?

In questo articolo troverete le principali soluzioni proposte dagli scienziati come cura all’allergia ai gatti con un approfondimento sulle ultime scoperte riguardanti una terapia sotto forma di cibo per i nostri amici felini.

Allergia ai gatti: la cura potrebbe essere più vicina del previsto

Ci sarebbero nuove opzioni dietro l’angolo per i proprietari allergici dei gatti di tutto il mondo: le nuove tecnologie basate sugli studi della genetica potrebbero portare alla formulazione di uno speciale cibo per gatti in grado di eliminare gli allergeni più diffusi nei nostri amici felini domestici, causa di innumerevoli starnuti per un numero davvero considerevole di adulti e bambini a livello mondiale.

L’allergene prodotto dai gatti è una proteina nota come Fel d1. Incredibilmente piccolo e leggero, risulta essere facilmente trasportabile nell’aria: per questo motivo, è facile che si depositi su tessuti e superfici di ogni genere, causando attacchi di allergia anche in assenza di un gatto nel luogo in questione. Tutti i gatti producono Fel d1, anche se in quantità differente: per questo motivo, non esiste un gatto totalmente anallergenico, anche se alcune razze feline sono più adatte a chi soffre di allergia rispetto ad altre.

Trattamenti disponibili contro l’allergia al pelo di gatto

Ad oggi, non è perfettamente chiaro quale sia la funzione specifica della proteina Fel d1 nell’organismo dei gatti, ma ci sono alcune caratteristiche dell’allergene che sono già note al mondo della ricerca scientifica: ad esempio, che è collegata agli ormoni maschili, tanto da essere maggiormente presente negli esemplari di gatti maschi non sterilizzati.

Le scarse informazioni disponibili sull’allergene e sulla sua funzione rendono difficile ancora oggi l’identificazione di una cura definitiva, tuttavia al momento siamo in grado di affrontare i sintomi di allergia ai gatti con una terapia di desensibilizzazione (o immunoterapia) a base di farmaci antistaminici che tuttavia non curano la causa scatenante, ossia l’allergia vera e propria.

Ma è possibile migliorare l’attuale immunoterapia? Secondo gli scienziati sì, ed è proprio per questo che i ricercatori stanno lavorando per conoscere meglio l’allergene specifico prodotto dai gatti e per studiare le reazioni del sistema immunitario umano all’interazione con esso.

Si può curare l’allergia con il cibo per gatti?

La maggior concentrazione di Fel d1 si trova nella saliva del gatto, per cui un gruppo di ricercatori di Nestlé Purina sta testando un particolare cibo per gatti contenente un anticorpo specifico che si lega alla proteina della saliva di micio mentre quest’ultimo mangia. L’anticorpo è in grado di “mascherare” l’allergene, rendendolo irriconoscibile per il sistema immunitario umano: ovviamente, non è in grado di incidere direttamente sulla produzione di Fel d1 di micio.

L’immunologo Ebenezer Satyaraj, a capo della squadra di scienziati che sta portando avanti la ricerca, ha infatti dichiarato che l’intero studio si basa su una convinzione ben precisa: “Non volevamo interrompere la produzione di Fel d1, perché al momento non è chiaro quale ruolo abbia nel gatto”.

Ad oggi, il cibo speciale antiallergico è stato sperimentato su 105 gatti per un periodo di 10 settimane e i risultati sono decisamente incoraggianti: l’alimento è in grado di ridurre la quantità di allergene attivo sul pelo dei gatti di circa la metà, una diminuzione sufficiente a dare sollievo a chi soffre di allergia ai gatti di livello da lieve a moderato. Nulla da fare, al momento, per chi soffre di allergie gravi o asma: l’organismo non sarebbe in grado di tollerare alcuna quantità di Fel d1 senza scatenare dei sintomi.

Fonte : https://www.amoreaquattrozampe.it/news/allergia-gatti-cura-cibo/58708/