Coronavirus, l’Onu: bisogna vietare i mercati di fauna selvatica in tutto il mondo e rispettare la natura

FULVIO CERUTTI Pubblicato il 06 Aprile 2020 Ultima modifica 06 Aprile 2020 ora: 20:04

L’Onu chiede un divieto in tutto il mondo dei “wet mercati” in cui si vendono animali selvatici, proprio come quello di Wuhan, in Cina, che si ritiene essere stato il punto di partenza della diffusione del coronavirus che sta dilangando in tutto il mondo.

L’invito arriva attraverso le parole di Elizabeth Maruma Mrema, responsabile ad interim della convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità, ed è diretto a quei mercati dove si vendono animali, vivi o morti, destinati al consumo umano. Vengono chiamati “wet market”, ossia “mercati umidi”, un nome che deriva in parte dal sangue, dalle viscere, dalle squame e dall’acqua che bagnano i pavimenti delle bancarelle. Un vero inferno per gli animali che vivono le loro ultime ore di vita nel terrore, assistendo alle brutali uccisioni dei loro simili fatte al momento per soddisfare i clienti che desiderano carne appena macellata.

Nelle scorse settimane la Cina ha emanato un divieto temporaneo ai mercati di fauna selvatica, ma non lo ha ancora reso permanente.

«Il messaggio che stiamo ricevendo è se non ci prendiamo cura della natura, lei si prenderà cura di noi» ha detto Mrema al Guardian facendo riferimento ai casi dell’Ebola nell’Africa centro-occidentale e il virus Nipah nell’Asia orientale, chiari segnali del collegamento tra la distruzione della natura e nuove malattie umane.

«Sarebbe bene vietare i mercati degli animali vivi come ha fatto la Cina e altri Paesi. Ma dovremmo anche ricordare che ci sono comunità, nelle zone rurali a basso reddito, in particolare in Africa, che dipendono dagli animali selvatici per sostenere il sostentamento di milioni di persone. Quindi, a meno che non troviamo alternative per queste comunità, questo potrebbe far emergere il pericolo di aprire il commercio illegale di animali selvatici che attualmente sta già portando sull’orlo dell’estinzione alcune specie».

Mrema si è detta ottimista sul fatto che il mondo prenderà più seriamente le conseguenze della distruzione della natura sulla scia delle conseguenze dell’epidemia di Covid-19 e che questo inciderà sulle decisioni dei Paesi prenderanno quando torneranno a negoziare il quadro post-2020 per la biodiversità, definito l’accordo di Parigi per la natura: «Preservare ecosistemi e biodiversità intatti ci aiuterà a ridurre la prevalenza di alcune di queste malattie – spiega la funzionaria al Guardian –. Quindi il modo in cui coltiviamo, il modo in cui utilizziamo i suoli, il modo in cui proteggiamo gli ecosistemi costieri e il modo in cui trattiamo le nostre foreste rovineranno il futuro o ci aiuteranno a vivere più a lungo».

Fonte : https://www.lastampa.it/la-zampa/altri-animali/2020/04/06/news/coronavirus-l-onu-bisogna-vietare-i-mercati-di-fauna-selvatica-in-tutto-il-mondo-e-rispettare-la-natura-1.38687120

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.